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Gramsci e la filosofia

Fabio Frosini

198 PAGES · 2003

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Come leggere i Quaderni del carcere? Come interpretare la ricerca filosofica in essi contenuta? È per tentare di dare una risposta a queste due domande che questo libro è stato scritto, nella convinzione che le esigenze alla base di entrambe siano non solo reali, ma anche non (o non del tutto) soddisfatte dal modo in cui solitamente lo studio dei Quaderni viene affrontato e, anche oggi, realizzato. Questo perché, se si vuole molto banalmente, ancora troppo spesso non si tiene nel debito conto la natura materiale di questa singolare opera che, al pari (in singolare sincronia) del Passagenwerk benjaminiano, o anche (si perdoni l’anacronismo) dei manoscritti di Leonardo da Vinci, pone specifici problemi di lettura che vanno affrontati anzitutto al livello (che lo stesso Gramsci giudica vichianamente imprescindibile) della «filologia» come «espressione metodologica dell’importanza dei fatti particolari intesi come “individualità” definite e precisate» [7,6; Q 856]. Con questo non si vuole sostenere che ogni interprete dei Quaderni del carcere debba farsi filologo, ma che ogni interpretazione che prescinda dalla consapevolezza non solo materiale, ma oserei dire sopratutto metodologica, dei risultati ai quali è faticosamente giunta negli anni la filologia gramsciana si condanna a rimanere piú o meno alla superficie delle questioni, perché tenderà fatalmente ad assumere come definitive tesi provvisorie, eventualmente contrapponendole in modo antinomico ad altre, altrettanto provvisorie e maturate in tempi differenti.